Benvenuti nel nostro sito web

Benvenuti nel nostro sito web - Capitan Giulietti

Questo è il sito dedicato a Giuseppe "Capitan" Giulietti, per concoscerlo ed apprezzarlo per quello che ha fatto.

E' stato un personaggio molto importante ed è vissuto dal 1879 al 1953; molte famiglie di marittimi devono a lui un tenore di vita dignitoso.

Chi era Capitan Giulietti?

Chi era Capitan Giulietti? - Capitan Giulietti

“Una cenciosa marea umana… disoccupata si raccoglieva per cercare imbarco” in una specie di “mercato di bestiame umano” dove operavano voraci “sensali d’imbarco, i quali spesso ipotecavano, per sé, mesi e mesi di salario del navigante; il pane quotidiano della povera famiglia marinara subiva così un forte taglio; il marittimo doveva pagare il suo diritto – lo chiamano anche dovere! – al lavoro. E saliva a bordo, senza un regolare contratto di arruolamento che gli concedesse qualche garanzia di stabilità; per vivervi una grama esistenza, il più delle volte in ambienti senz’aria, umidi, malsani, nel continuo timore di essere sbarcati su due piedi. Non diversamente erano trattati gli stessi ufficiali. Un regolamento non esisteva; nessuno sapeva precisamente i limiti del proprio dovere e dell’altrui diritto. L’arbitrio era una forma di disciplina e il servilismo umiliante valeva quanto e più del dovere compiuto.”

Con queste parole Torquato Nanni descriveva la vita della gente di mare nel 1910. Ma un uomo in pochissimi anni offrì finalmente una possibilità di riscatto e una vita più dignitosa: Giuseppe Giulietti, meglio noto come “Capitan Giulietti”

Per la gran parte dei Riminesi – e degli italiani - egli è poco più di un illustre sconosciuto. Qualcuno forse ha distrattamente notato la sua statua andando verso il porto di Rimini, e qualcun altro più curioso si sarà domandato chi fosse, ma in realtà solo pochi sanno effettivamente quale sia stata la sua importanza nella storia d’Italia.

Solo un importante convegno organizzato nel 2003 per i cinquant’anni dalla sua morte, ha richiamato l’attenzione sul Riminese probabilmente più influente nel ‘900: infatti Giulietti ricoprì un ruolo fondamentale per quasi un cinquantennio della vita economica e politica del nostro Paese.

Giulietti fu naturalmente un sindacalista, un grande sindacalista, ma fu anche un uomo politico, due volte deputato ed intimo di altri importanti politici del tempo, nonchè astuto giornalista, abile marinaio, imprenditore a favore della cooperazione, e persino teorico, sui generis, di una filosofia del lavoro di ispirazione mazziniana.

Nacque a Rimini nel 1879: grazie alle ricerche di Valeriano Moroni, sappiamo che era uno studente modello a quella scuola nautica ove lo avevano iscritto i genitori per garantirgli un futuro più prospero.

S’imbarcò giovane e divenne velocemente primo ufficiale e capitano di lungo corso: tuttavia la sua origine, il suo carattere e il suo temperamento non erano fatti per accettare una comoda carriera: le condizioni di vita della gente di mare lo intristivano, lo preoccupavano, lo indignavano ma le sue proteste contro i continui abusi e le soperchierie tra i membri di un equipaggio non erano gradite.

Disapprovava anche il modo con cui venivano condotte le lotte sindacali che spesso si concludevano con sonore sconfitte per i marinai.

Nonostante la sua età, aveva ben compreso che doveva essere sconfitta la tattica degli armatori di dividere in ufficiali e bassa forza la controparte imbarcata, in modo che la conflittualità derivante dall’indigenza e dalla precarietà del lavoro si esaurisse nella diffidenza e in una lotta fratricida.

Nel 1909 l’abilità marinara di Giulietti era tale che era stata decisa la sua nomina a comandante di un transatlantico per passeggeri quando la compagnia fu venduta all’armatore Emanuele Parodi, futuro capo degli armatori, il quale, conoscendo la tempra del riminese, lo destinò quale primo ufficiale ad un vapore da carico in segno di punizione per le sue idee.

Giulietti, sdegnato rifiutò: il Parodi lo licenziò su due piedi probabilmente pensando di aver definitivamente distrutto un pericoloso “sovversivo” ma in realtà consegnando alla storia il più capace sindacalista che la gente di mare ebbe.

Nel giro di qualche mese rifondò la Federazione Italiana Lavoratori del Mare, sulla base dell’idea vincente che i marittimi fossero “tutti uniti dal Comandante al Mozzo”, realizzando cioè quella comunità di intenti temibile agli occhi degli armatori.

Come disse in un famoso discorso (Giulietti era un abile oratore, arguto e penetrante, capace di toccare i cuori della gente semplice) tenuto a Genova il 5 agosto 1910 all’assemblea generale degli ufficiali che deliberava l’iscrizione alla F.I.L.M.:

“Non mi soffermo ad analizzare le vostre condizioni di vita a bordo. Peggiori di cosi non potrebbero essere. Sempre vittime del timore di essere sbarcati su due piedi, di vedervi troncata la difficile e lunga carriera per un nonnulla, restate attaccati alla nave come l'ostrica allo scoglio. E da mane a sera lavorate, sgobbate, vi sacrificate, perché nessun regolamento stabilisce dove principia e dove finisce il vostro lavoro. In mare siete esiliati, in porto siete carcerati: non avete mai un po' di libertà... Ed è appunto questo il lavoro deprimente che vi umilia, vi avvilisce, e qualche volta vi rende febbricitanti e nervosi al punto da mettervi in doloroso contrasto coi vostri umili compagni di bordo: salariati e schiavi come voi: marinai, fuochisti, carbonai. E siccome questa gente non può ragionare tanto sottilmente, ma giudica ogni cosa dalla sua apparenza, si ritorce contro il vostro trattamento, e, se non vi risponde, soffoca nel petto l'ira e l'odio. Da qui il terribile dualismo di bordo fra lo stato maggiore e la bassa forza; fra tutti i gradi e le categorie...

Constatato il male non mi resta che esporre il rimedio. Ed il rimedio consiste nell'unirvi tutti, dal comandante al mozzo, in una sola organizzazione di classe, che munita sempre dell'arma del dovere, sia capace di dire: - voglio camminare sulla via del diritto…

I nostri avversari combatteranno colle armi più astute e sottili, a cominciare da domani e forse anche da questo momento… la costituzione di questa nuova forza, basata non sulla confusione ma sul reciproco rispetto, sulla disciplina e sulla necessità di far compiere ad ognuno il proprio dovere…

Oggi a bordo non esiste né disciplina né ordine. Vi serpeggia la delazione, il favoritismo. Molte volte un subordinato ben raccomandato vi manca di rispetto…

Inoltre dobbiamo unirci per conseguire anche dei miglioramenti morali. Tutti possiamo mancare: ma chi manca potrà correggersi solo quando avrà coscienza dell’errore commesso. Invece quasi sempre succede che il castigato ha la persuasione di non meritare il castigo. Gli ufficiali devono avere un concetto esatto della parola superiore e comprendere che chi comanda deve anche educare ed agire in modo da farsi ubbidire dai suoi subalterni, senza aver bisogno di ricorrere alle punizioni, che sono sempre odiose….

La bassa forza deve persuadersi che le Leghe hanno una funzione educativa e non difenderanno mai l’ozioso e l’insolente…”

Queste parole, che furono poi sempre il credo politico e sindacale di Giulietti, mostrano già un uomo che appena trentenne aveva già le idee chiare per affrontare una delle più forti e potenti controparti imprenditoriali del tempo.

I successi furono clamorosi, subitanei e probabilmente inaspettati, Giulietti guadagnò tantissime simpatie tanto che anche Giolitti lo appoggiò e lo stesso giornale “La Stampa” allora diretto da Frassati, stretto amico dello statista piemontese, giunse a biasimare apertamente gli armatori perché contrastavano le richieste della F.I.L.M.

Giulietti era senza dubbio un romagnolo di temperamento, in un periodo in cui i romagnoli, noti per il loro carattere focoso, cominciavano ad uscire da una provincia un po’ angusta per approdare verso mete più nazionali.

D’Annunzio scrisse che Giulietti “cancellò per sempre dalla dura fatica della Gente di Mare quel che di servile tuttavia restava dell'antica ciurma…”

E’ noto il giudizio che diede di Giulietti un suo avversario di talento, Giovanni Ansaldo: “Giulietti è simpatico a tutti gli Italiani… Giulietti piace agli italiani. Piace perché è romagnolo, perché è un “ardito marinaio” perché si fa venire il ciuffo sulla fronte, perché quando parla bestemmia e squassa la criniera, perché è furbo, perché è una schienaccia, perché – come dicono – è un ribelle; ultima definitiva assoluzione per un popolo di spostati.”

Ansaldo pubblicò questo articolo nel febbraio 1924, sul “La Rivoluzione Liberale” del Gobetti, proprio mentre il fascismo stava consolidando il suo potere e Giulietti invece era caduto in disgrazia e la sua Federazione commissariata.

Ma questa è un’altra storia, una delle tante che l’avventurosa vita di Giulietti ci ha consegnato.

Solo un’ultima postilla: il Presidente della Camera dei Deputati del tempo, Giovanni Gronchi, il futuro Presidente della Repubblica, alla morte di Giulietti, dopo aver constatato il corale rammarico da parte di tutti i gruppi politici per la sua scomparsa, così proruppe: “Onorevoli colleghi, non sono veramente frequenti le volte che da parti così diverse della Camera si sono udite parole tanto sincere di apprezzamento e di ricordo per un uomo che tutta la vita dedicò al miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori. Questo unanime riconoscimento ad una disinteressata onestà è il migliore omaggio che si potesse recare alla memoria del collega scomparso.”

  • 22/10/2019
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